Noi, gli Altri

Noi abbiamo questo spot (non mi risulta che, ad oggi, ci siano video più recenti) per promuovere il nostro paese:

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Gli altri, in questo caso la Svizzera, invece hanno questo:

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A volte, le piccole cose fanno la differenza. E, sottolineo, con immenso rispetto, parliamo della Svizzera …

Giornalisti e Blogger

Totò direbbe “ma mi faccia il piacere!” (sapessi mio caro quanto ci manchi in questo periodo …)

Premessa:
diciamo che alcuni (o tanti ?) giornalisti (g) hanno davvero toccato il fondo.
Questo articolo “I NODI DEI BLOGGER VENGONO AL PETTINE” su Repubblica del 2 aprile va letto, ne è la dimostrazione.

Innanzi tutto per come termina. Senza una firma. E qui si potrebbe concludere la riflessione.

In seconda battuta la questione dell’intervento a pagamento. Ammesso sia vero e allora ?

Scusate mi sfugge qualcosa visto che ‘tratto’ con i giornalisti/giornali da almeno una decina d’anni.

Come devo chiamare i redazionali e/o interviste (che spesso mi faccio da solo) in cambio di pubblicità sulle riviste/giornali ? Non sono ‘articoli’ a pagamento ? Non va bene chiamarli in quel modo ? Devo usare altri formalismi ?

Cosa devo pensare se ‘chiudendo’ i cordoni della borsa e inviando redazionali (sia alle versioni online che offline) questi non vengono più pubblicati a parità di ‘interesse/contenuti’ ?

Ovviamente i compensi non vanno direttamente al giornalista ovvio, ma la differenza dov’è ?

Il voler distinguere queste due situazioni mi sembra ipocrita.

Il mercato deciderà (come sempre) se il blogger ‘pagato o non pagato’ funziona o non funziona, se è credibile o non lo è per la visibilità che è in grado, o non è in grado, di offrire al brand e/o all’iniziativa che li vede coinvolti.

Resta la considerazione con cui ho iniziato il post: coloro che scrivono questi articoli (giornalisti ?) omettendo la firma evitino per favore di sembrare puri perchè sarebbero stati lo zimbello del buon Totò con il suo proverbiale ma mi faccia il piacere !

Pagine Gialle: perchè ?

L’altro ieri mi è stato chiesto di fare scouting mirato in rete, a partire da alcune parole chiave, per fare valutazioni sulle presenze web (analisi tecnica e non solo).

Sapevo dell’esistenza di pagine web targate powered by Pagine Gialle – Visual site. Di alcune Partite Iva (piccole e medie aziende), con cui ho parlato tempo fa, so quanto hanno speso (investito è termine non consono).

Per decenza ometto la cifra. La cifra non è per sentito dire ma vista esposta in fattura.

Immaginavo, ascoltando i lamenti e spesso gli improperi ci fosse una situazione deficitaria (utilizzo un eufemismo) dal punto di vista della comunicazione. Ieri ho incrociato durante la fase di ricerca decine e decine di pagine web targate powered by Pagine Gialle. Beh, definire la situazione emersa deficitaria va molto oltre l’eufemismo.

Un esempio ? Sotto nell’immagine una pagina di una piccola azienda che vorrebbe descrivere la sua attività.

Ora, le colpe non sono mai da una parte sola. Nel nostro paese il rapporto PMI e web non è mai nato; se è nato non è certo nato in modo sano e virtuoso. Ritengo senza tema di smentita (basta osservare) che valga per più del 90% delle presenze in rete.

Però quanto sotto (le altre pagine erano più o meno simili, immagini spaccate o sgranate, font illeggibili, colori di sfondo inguardabili, testi ridicoli, ecc ecc) è davvero troppo. Soprattutto se quella presenza è stata pagata (se poi è stata pagata la cifra vista in contesti analoghi …).

Esiste però un lato positivo. La situazione può solo migliorare.

Magari scrivendo un testo e inserendo le immagini … o no ?

Cowbird: evoluzione dei tempi

Nel completare il profilo su Cowbird cliccando su chi sei (inteso come genere umano) la scelta è questa:

Non ditelo a Giovanardi. Se no non si iscrive fra i ‘cantastorie’ di Cowbird.

L’altro ieri, ieri, oggi.

L’altro ieri

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Ieri

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Oggi

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Domani spero di non esserci

Un’assenza discreta

Non ci dovrebbero essere dubbi che la tecnologia è un mezzo (a volte anche difficile da usare …), mai il fine.

Così come non ci sono dubbi che, resa disponibile una piattaforma tecnologica (qualunque essa sia), la differenza, anzi il valore, lo fanno i contenuti.

Da un pò di tempo anche Google sembra pensarla così, nella fattispecie gli algoritmi del suo motore di ricerca.

Fatta questa premessa, che idea si fa un utente che entra in Mondo In Fiera, la fiera virtuale aperta 365 giorni all’anno, e in MondoTurismo, accede ai padiglioni, e trova (o meglio non trova) questi contenuti ?

Questo accade nello stand TUI, in quello di Cipro, in quello del Grand Hotel di Rimini, cioè nei primi 3 player, diversi per tipologia, di assoluto rilievo che hanno attirato la mia attenzione e che ho cliccato … ovviamente anche per i filmati e altri contenuti non siamo messi meglio.

Alcuni hanno gallery composte da due o tre immagini …

Resto sempre più della mia idea. In rete esserci tanto per esserci (in qualunque luogo della rete) è meglio proprio non esserci.

Un’assenza discreta è molto meglio del file non trovato.

BIT 2012, alcuni giorni dopo

Come ogni il post BIT è foriero di commenti vari.

Quest’anno non sarei andato ma, invitato al convegno Ferpi da Assotravel, mi sono preso un pò più di mezza giornata per buttare un occhio, prima dell’incontro.

Nulla da dichiarare, per non ripetere ovvietà. In fondo questa fiera è un evento specchio fedele della realtà turistica italiana.

Poi ho cercato commenti sui social. Alcuni mi sono sembrati interessanti.

Questo, piuttosto laconico …

Oppure questo, simpatico, che la butta sul gioco … finito …

Infine questo

che penso riassuma al meglio perchè siamo … così.

Prendo in prestito (chiesto l’autorizzazione …) la riflessione di un Agente di Viaggio che domanda a un rappresentante di un T.O.

” … scusa mi consigli un buon albergo a new york per un combinato viaggio di nozze ?”

“risposta: non saprei non ho ancora guardato il catalogo ( mi sembrava facile come domanda ) ….. sono rimasta senza parole (mi capita di rado )”.

Questo il ‘pezzo’ della risposta penso riassuma tutto:

Non ho ancora guardato (udite, udite …) IL CATALOGO

Game over.

Italia.it se non uguale simile

Nel 2009 scrissi questo. Poi nel 2010 questo (nel frattempo si sarebbero potuti scrivere romanzi ma occorreva essere di stomaco forte …). Oggi, 14 febbraio 2012 la situazione non è cambiata, anzi. Non metto il link a italia.it per non creare scompensi umorali a nessuno.

Sempre oggi facendo scouting in rete su portali di comunicazione spagnoli (per lavoro) ho trovato questo Basque Country.

Non nego invidia, tanta. Altrettanto non nego un moto di felicità, per loro e per il loro territorio. Immagino un giorno quando anche noi, magari uguale no ma simile si, potremo vantare di questa comunicazione. Un giorno.

Non fa per voi

Giorni fa parlavo con alcuni amici di come i politici in generale, pur di non mancare all’appello, si schiantano sui vari social, twitter in particolare.

Non mancano eccezioni positive, rarissime, come Andrea Sarubbi. Ovviamente l’appartenenza a quello o all’altro schieramento non ha nessuna importanza, il discorso era sulla comunicazione tramite i social.

Sono passati solo alcuni giorni e neppure farlo apposta lo schianto diventa in realtà uno tsunami …

Ecco quello che accade al profilo, su twitter, di Marta Vincenzi in lizza per la candidatura a sindaco per Genova. Lo descrive al meglio Luca Perugini sempre attento in questi frangenti.

Ancora una volta il mezzo (in questo caso twitter) che viene utilizzato in modo improprio, decisamente ridicolo, quasi in forma compulsiva, delirata:

Ovviamente dopo pochi minuti (minuti, non ore) il tutto viene ripreso dalla rete dove #ipazia e #vincenzi diventano TT mentre lei diventa lo zimbello nazionale.

Se in rete questa tipologia di politici desueti non hanno qualcuno di collegato a fianco rischiano più danni di quelli che normalmente fanno. Analogamente quelli che gestiscono l’account con uffici stampa 0.0 sono altrettanto patetici.

Ma se questi nuovi mondi non fanno per voi perchè vi ostinate ?

Lettera aperta a un amico

Non lo scritta io, purtroppo. Consiglio di cuore la lettura. E’ grandiosa, un pezzo unico come spesso di usa dire.

Il cenno, quasi poetico, del “coglione come te” non nego che mi ha commosso. Anche la nota che ne spiega il termine (che mi vanto tantissimo di aver suggerito, in origine non c’era …) è un tocco lieve e sublime.

Fossi titolare di una struttura alberghiera non esiterei a omaggiare 1$ anch’io. Mai negare una soddisfazione a un coglione (*).

La lettura è consigliata anche a coloro che pensano che il verbo Tripadvisor sia oro colato. Magari questo dietro le quinte aiuta a capire.

(*) coglione da intendere nell’accezione maremmana “persona poco avveduta che non prevede le conseguenze dei propri atti per insufficiente intelligenza”. Quindi nulla di personale … 

Lettera aperta a S. Kaufer – fonte Officina Turistica

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