IlMioMarketing [punto] com, la nuova casa

Dopo anni, alcuni, forse neppure pochi, di onorato servizio davidevalpreda.wordpress.com cambia casa.

Dall’affitto si passa alla casa di proprietà. Di questi tempi non è poco 😉

Da qualche giorno le varie riflessioni (ogni tanto, un termine forte ci vuole)

passano qui

Sempre (ovviamente) su piattaforma WordPress e, tanto per razzolare bene viste le prediche, su un layout responsive.

Ci vediamo nella nuova abitazione. Fino al prossimo trasloco …

L’innovazione e le PMI: il caso della PEC

Entro il 30 giugno (2013 D.C.) le ditte individuali dovranno dotarsi della PEC.

Tralasciamo, per pietà umana, il non uso fatto finora da PA, enti e aziende che dovrebbero averla e, soparttutto, utilizzarla.

L’obbligo del 30 giugno è indicato nel decreto legge 179/2012, che prevede, per le imprese individuali, attivate dopo il 20 ottobre 2012, l’obbligo di comunicazione della casella di PEC in fase di prima iscrizione al Registro delle Imprese.

Pare che 3,5 milioni di questi soggetti NON sia ancora in regola.

Cioè NON si sia ancora dotato di casella PEC. Quando si dice essere al passo con l’innovazione.

Facciamo due conti.

Potrebbe essere plausibile che, quasi ogni giorno, in Italia l’1% dei 3,5 milioni di soggetti debba fare una a/r ?

Forse si. Probabilmente anche di più.

Ipotizziamo solo l’1%.  Quindi 35.000 soggetti. Che spendono in media da 3,60€ a 4,65€ per a/r fino ai 50 gr.

Diciamo che si utilizzano solo questi 2 format (sicuramente non è vero, ci sarà necessità anche di format più costosi).

Facciamo all’incirca una media e stimiamo 4€ il costo. SENZA contare il costo aziendale nel produrla, il costo per recarsi all’ufficio postale, ecc ecc (mi rifiuto di credere che una PMI abbia un account aziendale qui).

Quindi 35mila * 4€ = 140.000€ / gg

Mi fermo qui. Andare oltre è farsi del male. Cioè moltiplicare per 200 gg lavorativi in media ecc ecc

Tutto ciò come ennesima dimostrazione di assoluta nullità verso innovazioni, anche semplici, come una casella di posta PEC che potrebbe, a costi quasi zero, assolvere a questa esigenza.

Quelli di Aruba (anche in questo caso bisogna ammetterlo) sono lungimiranti. Infatti la offrono gratis il primo anno.

Dopo il primo anno a partire da 5€/anno l’abbonamento per confermare l’account.

Immaginate che anche solo 500mila ditte individuali la adottino. Fate 2 conti del rinnovo nel 2014 per Aruba …

Resta comunque la considerazione finale: siamo, e credo resteremo, un paese davvero giurassico. A noi il concetto di risparmio, ottimizzazione dei processi fa letteralmente schifo.

In fondo abbiamo sempre fatto così, perchè cambiare ?

NDR post ispirato da questo articolo

 

Piano Strategico Nazionale del Turismo: qualche riflessione. Prima parte.

Anche noi (Italia) per la prima volta, dal dopoguerra (più o meno una settantina di anni) abbiamo un Piano Strategico per il Turismo.

Diciamo che non abbiamo rispettato il detto chi ben comincia… ma almeno possiamo contare su un meglio tardi che mai.

In pillole: 89 pagine, un costo indicativo di 35mila € per uno studio durato 6 mesi circa che ha coinvolto una ventina di persone (cifra, che così descritta, è assolutamente in linea per una consulenza anzi è bassa). Questi dati sono stati resi pubblici e riportati da tutte le maggiori testate del settore.

Il Piano, fra le altre cose, riporta contenuti relativi a: APPENDICE METODOLOGICA cioè spiega come è stato concepito e realizzato. Non so se rendo l’idea. Sarà deformazione professionale la mia ma personalmente mi commuovono questi ‘dettagli’.

Non sto parlando della bontà o meno dei vari processi; mi limito a prendere atto che è un piano che ti dice come è stato concepito descrivendone la metodologia.

Contiene una disanima del ruolo dell’Italia nel turismo (andrebbe letta con attenzione e non con superficialità come si intuisce dai primi commenti in rete) e elementi di criticità per uno sviluppo concreto della politica del turismo; quest’ultimi, pur sembrando banali per diversi professionisti del settore, che da anni li evidenziano, almeno ora hanno la valenza di essere scritti in un piano strategico.  Non è poco. Poi se vogliamo sminuire sempre tutto (lo sport nazionale per eccellenza) siamo liberi di farlo.

Il piano parla di definire le priorità (cap 5.3 pagina 39) e suddivide le azioni da fare in 4 step in funzione dell’impatto economico e della velocità di esecuzione. Qui siamo quasi alla fantascienza (sempre paragonando il tutto al pregresso inesistente).

Il piano parla di azioni, si, azioni. Non idee, proposte, suggerimenti. Azioni. Se nei commenti mi fornite link a qualcosa di simile presentato in passato (anche solo ultimi 20 anni) ve ne sono grato. I termini hanno la loro importanza.

Ma non basta. Le azioni sono divise fra prioritarie, di seconda priorità, ecc cioè sono state classificate secondo un ordine logico (ovviamente dal punto di vista di chi ha fatto la stesura del piano). Mi limito all’analisi. Mai visto presentare delle azioni per priorità (non giudico la correttezza o meno) con annesso il potenziale impatto economico che ne potrebbe derivare se messe in atto.

Particolare non da poco (sarebbe interessante valutare come ci sono arrivati) ognuna di queste azioni riporta un tempo stimato per la realizzazione.

Quindi azioni, variabile tempo, benefici. Trovatemi qualcosa di simile ‘in giro’. Ripeto fino alla noia non entro nel merito (per ora) dei contenuti. Mi limito alla forma.

Per una valutazione anche critica dei contenuti non sarebbero sufficienti un centinaio di post.

Accenno qualche riflessione su alcuni temi che mi stanno particolarmente a cuore.

Azione 24: Supporto alla creazione di un grande operatore incoming italiano / network di aziende incoming

perchè inserire questa azione in ‘seconda priorità’ sarebbe interessante conoscere la motivazione. A mio parere viene prima della priorità 1 … Infatti uno dei problemi ‘immensi’ all’estero è proprio questo l’inesistenza di presentarsi con un brand Incoming Italia.

Attenzione incoming di valore non tour industriali nonchè dozzinali. L’estero non sa che farsene di questa tipologia di prodotto.

Penso di poterlo dire con cognizione di causa visto che lavoro da diversi mesi per concretizzare quello che il piano riporta quando afferma: ” … o federando operatori che coprano itinerari a forte volume o ad alto potenziale …”. 

Il progetto è questo: Italy Different e va verso l’ipotesi della federazione di operatori di eccellenza che trattano nello specifico un ‘ristretto’ territorio dove vivono e lavorano. Non può essere diversamente se si vuole offrire un incoming di valore, ihmo. Anche una sola regione potrebbe già essere ‘troppo’ da gestire per un’offerta territoriale mirata.

Tra l’altro l’esperienza di questi mesi con T.O. esteri, DM e altri soggetti interessati a vendere il prodotto Italia ci hanno dato indicazioni di come presentare meglio tour/territori. Cosa che faremo nel breve periodo aggiornando il portale.

Mi auguro inoltre che la sciagura (non mi sovviene altro termine della stessa efficacia) di “un grande operatore incoming italiano” non si concretizzi. Basta guardare lo stato dell’arte dei T.O. nazionali per darsi molte risposte. Inoltre con codesta ipotesi le singole eccellenze finirebbero massificate per forza di cose.

Con Italy Different finora, con immensa fatica e solo contando sulle poche forze (€) di un numero molto ristretto di attori, stiamo avendo riscontri dall’estero proprio perchè veicoliamo il territorio italiano come ‘insieme’ evidenziando che ogni territorio ha delle specificità e peculiarità uniche e che un’offerta tailor-made è quella in grado di fare apprezzare l’Italia soddisfando specifiche richieste ed esigenze.

Ultima nota a questo proposito relativa all’azione 24: 2 anni (tempo stimato) non li abbiamo disponibili, sarebbe troppo tardi. E che la medesima sia stata inserita nella fascia con impatto economico medio-basso è tutto da dimostrare.

Infine concludo queste prime osservazioni rilevando che nel documento si parla di promuovere l’immagine del Paese con strumenti innovativi (resta comunque piuttosto inquietante la ‘poca’ rilevanza dei canali social nel piano, ma questo è altro discorso).

Ottimo, non credo si possa farne a meno. Infatti uno degli aspetti più critici, sempre riferendomi al progetto ID, è quello di ‘presentare’ all’estero in pochi minuti un territorio in modo emozionale ed emozionante. Cercando di trasmettere tutta la potenzialità che quei luoghi che vogliamo promuovere (e vendere) possono offrire. Il piano non dovrebbe inventarsi nulla a questo proposito. Al più dovrebbe partire da qui, Cantforget.it [aly] il diario digitale dell’Italia.

Esiste per la Basilicata, il Friuli Venezia Giulia e probabilmente in futuro per il Trentino (credo). Ho integrato questi vari filmati (quelli esistenti …) nelle board Pinterest di ID. In tal modo un link nelle proposte inviate all’estero mi consente di risparmiare 1000 inutili descrizioni testuali che non trasmettono emozione.

Come vedete non è vero che non abbiamo nulla. Abbiamo. A volte basta saper ‘cercare’.

Per rendere meglio l’idea vorrei evidenziare che, a supporto della promozione del territorio dove vivo, ‘sfrutto’ questo filmato realizzato dalla NBC nel 2006 per le Olimpiadi di Torino. Furono obbligati a farlo, loro. Non essendoci nulla (di simile ovviamente) come potevano ‘far capire’ agli americani’ dove si sarebbero svolte le Olimpiadi invernali e ‘cosa’ avrebbero ‘trovato’ ?

Anche se allucinante è la realtà. Chiedetevi oggi, dopo 6 anni, se la mia regione ha nel frattempo … la risposta è semplice. Direi banale.

Ecco perchè il dirio digitale dell’Italia è un ottima base da cui partire.

Infine per chiudere la riflessione su questa questione qualche mese fa (circa 5) c’è stato un tentativo, sempre in tema video promozionale, che ha portato alla realizzazione di video generalisti cioè promozione senza descrivere il luogo specifico. Per carità ci sta.

Avrebbe dovuto, dopo la TV ( la TV … ), ‘passare’ anche in rete …

Probabile che mi sia distratto ma onestamente non ho visto questo step successivo. Mi verrebbe da dire per fortuna …

Qui quanto realizzato. Diciamo che se la vogliamo vedere nell’ottica del bicchiere mezzo pieno abbiamo ampi margini di miglioramento.

Per ora mi fermo qui. Il Piano merita altri approfondimenti su alcuni aspetti fondamentali riportati e su alcuni totalmente assenti.

Alla prossima.

Il divario fra il giorno e la notte

Due anni fa nel post Google Hotpot: il divario aumenta scrissi in conclusione alla riflessione che:

” … diventa sempre più evidente, quasi abissale ormai, il gap fra le possibilità offerte da strumenti innovativi in rete e le reali capacità/volontà di sfruttare i medesimi dalle aziende. In questo caso del turismo. Ma il ragionamento vale per qualunque PMI. La stragrande maggioranza non ha una presenza in rete che trasmetta valore. Non hanno idea di come farlo. Solo alcuni vorrebbero fare, le idee sono tante spesso molto confuse. Purtroppo coloro che vorrebbero fare, bombardati molto spesso da milioni di idiozie, come minimo si rifugiano nel non fare”

A distanza di 2 anni Alberto Clavarino oggi scrive un post La Forbice da cui estraggo alcune riflessioni, quelle che vivo, di giorno, quasi quotidianamente (ndr poi, alla fine del post, capirete perchè di giorno)

” … diffusa incapacità di adottare seriamente l’informatica come uno dei drammi collettivi di un’intera generazione.” qui non piace il termine informatica ma devo ammettere che rende bene l’idea;

” … l’innovazione basilare fa fatica ad arrivare (ndr riferita alle PMI)” magari facesse solo fatica, apprezzo l’ottimismo;

” … ma la colpa, a mio modesto avviso, non è solo della vil razza dannata dei vecchi imprenditori che non sono Indigeni Digitali, ma anche dell’Offerta. Perché per i grandi player seguire le PMI è una gran rottura di scatole, non conviene, non interessa. Ed i piccoli player sono troppo tecnici e troppo poco consulenziali  per farsi capire da chi dirige all’antica la baracca.” vero, verissimo infatti in questo contesto un ‘problema’, non il solo, sono le web agency che quasi mai, per loro natura, hanno un approccio consulenziale.

non poteva non finire con una ‘chicca’, questa talmente disarmante a cui è quasi impossibile controbattere:

” … al cliente che mi dice ‘lo so che il mio sito fa schifo, ma non ho tempo di pensarci. E comunque all’e-commerce continuo a non credere, perché gente che compri su internet non ne conosco’.”

Aggiungerei a margine di questo contesto descritto anche un aumento smisurato di autoreferenzialità, non solo di notte, sui vari social, che di certo non serve per ridurre il gap con la realtà quotidiana.

Bene, dopo questa disamina è fondamentale capire meglio le dinamiche della forbice; non vi resta che leggere l’amara riflessione qui nel post di Alberto.

 

 

Pinterest nuove opportunità

Indubbiamente uno strumento social interessante, sin dalla nascita.

Da quasi un anno lo utilizzo come supporto media di Italy Different dove le varie boards mi aiutano a raccontare i vari territori.

E’ innegabile che la nuova opportunità di evidenziare un prezzo lo avvicini all’e-commerce in modo ancor più marcato di come si paventava agli esordi.

Questo un esempio: